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2015

critica di Andrea Rossetti

Immagini di un'urbanità industrializzata, dove i retaggi del boom economico e di un'età dell'oro conclusasi da tempo convivono con l'attualità, mostrando quanto di meno attraente una comune idea di progresso è riuscita a creare.

A risaltare nei lavori di Paola Adornato - tanto sul piano concettuale quanto su quello operativo - è la volontà di rielaborare fattivamente il territorio filtrandone l'apparente anesteticità attraverso una rinnovata visione personale, svicolando dalla facile, asettica e sopratutto sterile citazione “tale e quale” di luoghi e soggetti spesso collocato ai margini - fisici e non solo - della travolgente urbanizzazione cittadina.

Tecnica e colore compartecipano a fissare lo spazio e il tempo di strutture modificate in nuce nel e dal pensiero dell'artista, riconvertite all'uso visivo - estetico di quella che si conforma come una particolarissima procedura conservativa della loro memoria, procedura interamente volta al raggiungimento di un nuovo linguaggio ottico - percettivo in cui la cromia risulti affrancata da ogni ristretta logica realistica, in cui ciascun elemento costituente la rappresentazione sia parte di un processo ri-creativo capace di trasferire le forme dal “realmente visibile” al “realmente immaginato” per raggiungere l'ordine della “composizione formalmente finita”; la conseguenza di questo procedimento - definibile come “riformulazione individuale” - è un'inevitabile decontestualizzazione (o riconversione percettiva) dal potere altamente enfatizzante, cassa di risonanza indispensabile per estrarre completamente da una realtà fin troppo grigia tutti quei soggetti/strutture spesso così rilevanti nell'assetto di un tessuto urbano unitario e caratteristico.

È come se la Adornato operasse nel tentativo di sfilacciare quel tessuto, cercando di scovarne e metterne in evidenza i nodi più intrinsecamente costitutivi, perpetuando il ricordo dei soggetti attraverso l'alterazione principalmente cromatica, mezzo attraverso cui apparenti irrilevanze possono essere riproposte e rivissute, osservate tramite nuove prospettive, illuminate da luci che sottolineano l'onirica essenza di un rapporto mai troppo stretto o indissolubile con la realtà.